ARTIS S.p.A.

IL SORTEGGIO

LA STORIA

Il film Il Sorteggio nasce dal soggetto di Giovanni Fasanella che ha ottenuto, nel 1996, una menzione speciale al Premio Solinas e che tratta di un argomento di grande attualità e importanza: il primo processo alle Brigate Rosse avvenuto a Torino nel 1976 visto con gli occhi dell’uomo comune, quelli dell’operaio della Fiat Tonino Barone, interpretato nel nostro film da Giuseppe Fiorello. E’ stato per noi innanzitutto una grande responsabilità affrontare un argomento che per la prima volta nella storia del cinema e della televisione, veniva letto da un punto di vista nuovo.

La ricostruzione dei fatti dell’epoca ha visto un lungo e approfondito lavoro da parte di Giovanni Fasanella, uno dei più grandi conoscitori dell’argomento a livello nazionale, già giornalista parlamentare per Panorama e autore di diversi racconti per il cinema di film documentari.

Il film si ispira ai fatti di Torino del maggio 1976 quando ebbe inizio un processo unico nella storia della Giustizia italiana, quello al nucleo storico delle Brigate rosse. Quarantasei imputati, undici dei quali detenuti (tra di loro Alberto Franceschini, Prospero Gallinari, Renato Curcio, Maurizio Ferrari), ai quali venne contestato, per la prima volta dal 1945, il reato di “costituzione di banda armata finalizzata al sovvertimento violento dell’ordine democratico e delle sue istituzioni”. Quel processo fu un evento eccezionale, da ricordare a trentatre anni dal suo inizio e a trentadue da uno dei suoi momenti più drammatici: l’assassinio, avvenuto il 28 aprile 1977, del Presidente dell’Ordine degli avvocati del Piemonte Fulvio Croce.

Ma quel processo rappresentò in verità qualcosa di ancora più straordinario, non tanto dal punto di vista della cronaca giudiziaria, quanto per i problemi giuridici e per le implicazioni tecniche che provocò: la condotta in aula degli imputati, decisi a scardinare le regole del “processo borghese”, si concretizzò, infatti, nel rifiuto di riconoscere allo Stato il diritto-dovere di giudicare, nella negazione delle regole del sistema giudiziario e nella messa in scena del primo e unico “processo guerriglia” della storia repubblicana italiana.

Il processo contro il nucleo storico delle Brigate rosse iniziò nel maggio 1976 e si concluse, oltre due anni più tardi, nel giugno 1978. In quei ventiquattro mesi l’offensiva del partito armato organizzò e mise in pratica quel salto di qualità che si sarebbe poi concretizzato in via Fani, il 16 marzo 1978, con il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione degli uomini della sua scorta.

In quei ventiquattro mesi il processo di Torino subì infiniti rinvii e sospensioni per la difficoltà, dapprima, nel nominare i difensori d’ufficio degli imputati, continuamente sottoposti alle minacce e alle intimidazioni dei brigatisti, poi per l’impossibilità di comporre la giuria popolare. Dopo l’omicidio dell’avvocato Croce, e in seguito a un’ offensiva incalzante, i cittadini chiamati a farne parte declinavano sistematicamente l’invito, presentando alle cancellerie dei tribunali certificati di sindrome depressiva che, in realtà, testimoniavano il clima di terrore che aleggiava sul processo e dinanzi al quale non c’era ragion di Stato o senso civico.

Con questa premessa, possiamo dirvi che la fedele rappresentazione dei luoghi e dei fatti dell’epoca ci è stato permesso grazie anche al sostegno della Torino Piemonte Film Commission, che ci ha concesso di girare in luoghi storici della città come l’Accademia delle Scienze, il Teatro Juvarra, l’Archivio di Torino e grazie alla Fiat abbiamo avuto la possibilità di girare nel reparto presse dello stabilimento ITCA e presso lo stabilimento Magneti Marelli di Rivalta di Torino.

Nessun ambiente quindi è stato ricostruito ma tutti quelli che si vedono nel film sono reali, lo stesso appartamento in cui si svolge parte della vita di Tonino Barone è un vero alloggio del villaggio operaio del Quartiere Mirafiori di Torino, reale anche nelle sue ridotte dimensioni in cui si muovevano attori e troupe.

Il tango ha un ruolo fondamentale nella nostra storia, una passione condivisa dai nostri protagonisti interpretati da Giuseppe Fiorello e Gioia Spaziani, ma anche metafora della sfida a cui il nostro protagonista è chiamato a partecipare suo malgrado e per questo le coreografie, come la preparazione degli attori nel ballo, hanno conosciuto una maestra d’eccezione come Marcela Guevara, insegnante, coreografa e ballerina professionista di origine argentina con un importante curriculum alle spalle.

Gli stessi attori hanno saputo calarsi nei ruoli con grande concentrazione e veridicità, Giorgio Faletti nel ruolo di Gino un sindacalista dal grande cuore, personaggio ispirato alla figura di Guido Rossa, o ancora Ettore Bassi, risoluto Presidente della Corte impegnato per tutta la durata del film a portare a termine il processo, nonostante l’emorragia di giudici popolari alla quale è costretto ad assistere.

Con questo film ARTIS ha potuto indubbiamente perseguire uno degli obiettivi della sua missione: parlare al pubblico di argomenti quali il senso civico e la storia italiana, accendendo i riflettori su un tassello fondamentale della costruzione del nostro Stato. Abbiamo voluto fortemente che lo spettatore potesse immedesimarsi nel personaggio di quell’uomo qualunque e apparentemente senza qualità che pur tormentato dal dubbio e dalla paura, in una progressiva presa di coscienza dell’importanza dell’impegno civile, accetta di compiere una scelta giusta, una scelta da eroe perché maturata in un contesto in cui il terrore induce molti altri giurati a rivedere la propria posizione nei confronti di quello storico processo.

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